Sicurezza urbana, insicurezza umana

Come l’arte di strada viene limitata a Napoli lasciando gli spazi aperti alla violenza

Gli artisti di strada sono una categoria di cantanti, danzatori e danzatrici, attori e attrici, intrattenitori e intrattenitrici, clown, acrobati, figuranti, pittori e pittrici che scelgono come palcoscenico piazze, strade e/o aree pedonali delle città. Le esibizioni di questi artisti avvengono a titolo gratuito o richiedendo solo una piccola offerta “a cappello”. La natura di questa scelta artistica può essere differente: offrire arte senza passare attraverso le privatizzazioni, permettere ad un pubblico più variegato di conoscere le proprie performance o desiderare di fare arte pur avendo una limitata o scarsa disponibilità economica da investire nel proprio progetto.

In Italia non esistono dati ufficiali o statistiche che indichino esattamente quante persone svolgono l’attività di artista di strada. Questo perché è una professione difficilmente censibile: molti artisti operano in modo autonomo, spesso senza contratti né registrazioni formali. Pur non essendo però una professione censibile esistono fin dall’epoca fascista normative che cercano di disciplinare tali performance.

Il cosiddetto TULPS, Testo Unico delle Leggi di Pubblica Sicurezza, nasce infatti nel 1931 per “l’esercizio abusivo di mestieri girovaghi” e vietava appunto di esercitare il mestiere di cantante, suonatore, saltimbanco senza previa iscrizione in un registro apposito presso l’autorità locale di pubblica sicurezza“( cfr. art.121 TULPS). Dal 2001 la normativa è stata modificata demandando ai Comuni di riferimento il rilascio dei permessi necessari per le esibizioni e portando di fatto una frammentazione giuridica sul tema.

A Napoli, come nelle altre città metropolitane italiane, il numero di artisti che svolgono questo tipo di arte è visibilmente alto e in grande diffusione, soprattutto nelle aree turistiche della città. A Napoli nel 2013 viene emanata un’ordinanza sindacale- con deliberazione di Giunta 408/2013- che disciplinava di fatto soltanto la questione oraria (con limiti alle 23:00 durante la settimana e alle 24:00 nel fine settimana), il rispetto di norme d’igiene, il rispetto della circolazione pedonale e veicolare, il non-impiego di palcoscenici e sedute per il pubblico.

Nel 2022, con la nuova amministrazione, il Consiglio Comunale del Comune di Napoli ha approvato il nuovo regolamento di Polizia e Sicurezza urbana (con delibera di G.C. nr. 214 del 17/06/2022) che nell’articolo 12 riguardante la tutela del riposo e della serenità dei cittadini vieta “tutte le emissioni rumorose nell’ambiente abitativo o nell’ambiente esterno tali da provocare fastidio o disturbo al riposo ed alle attività umane, attraverso l’uso ad eccessivo volume di impianti musicali” e  “a chiunque nelle piazze, strade o altri spazi pubblici l’utilizzo di strumenti di amplificazione, comunque alimentati, e l’utilizzo di strumenti di percussione. Questa disposizione si attua anche alla disciplina dell’Arte di Strada […].” ( https://gennaroespositoblog.com/wp-content/uploads/2022/12/dgc_220617_214-regolamento-polizia-sicurezza-urbana.pdf).

Tale regolamento ha generato indignazione e frustrazione negli artisti – in questo caso soprattutto a cantanti e musicisti – che si sono sentiti limitati e compressi nella loro possibilità e libertà di espressione artistica. Parallelamente all’attuazione del regolamento sono aumentate anche le multe, arrivando in alcuni casi anche a 250 euro. Eppure la prima ordinanza sindacale riconosceva e valorizzava l’espressione artistica di strada come momento di aggregazione sociale della collettività e di sviluppo di turismo culturale.

Ad oggi le libere performance di cantori e suonatori, che rappresenterebbero una ripresa e valorizzazione della tanto cara tradizione musicale campana, vengono fermate, tagliate. Non è raro assistere, in pieno centro storico ed a qualsiasi orario della giornata, all’interruzione di interventi musicali. Eppure quegli interventi rappresentano non solo dei genuini momenti di socialità ed aggregazione, ma anche una narrazione dell’arte partenopea che inorgoglisce i napoletani e diverte ed affascina i turisti.

Gli artisti invece sembra quasi che debbano nascondersi, coprire chitarre quasi fossero coltelli, occultare tammorre quasi fossero pistole. Eppure, proprio pochi vicoli più in là di dove la musica viene interrotta, i coltelli tagliano e le pistole sparano. In meno di venti giorni a Napoli da quei coltelli e da quelle pistole hanno perso la vita tre giovanissimi.

Forse se ciascun ragazzo e ragazza avesse la possibilità di approcciarsi all’arte si riempirebbe la vita di musica, di teatro, di danza anziché di violenza.

Forse se l’arte di strada venisse lasciata libera di esprimersi andrebbe a toccare qualcuno che al teatro, al cinema e alla scuola di ballo non ha la possibilità di andarci.

Forse se l’articolo 12 sulla sicurezza urbana si preoccupasse davvero della “serenità dei cittadini” si occuperebbe di diffondere l’arte e non di arginarla.

Forse se si garantisse a tutti e tutte di vivere l’arte nella forma più libera possibile ci sarebbero più strumenti musicali e meno pistole.

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