Addio Skype

Skype Logo

Microsoft ha deciso di chiudere Skype dopo oltre vent’anni di onorata carriera. La società di Redmond aveva acquistato il software nel 2011 per 8,5 miliardi di dollari, rivaleggiando ad armi pari con altri agguerriti, ma molto simili, come ICQ e l’italianissimo C6. Questa scelta di comprarlo era e rimane misteriosa dato che il sistema operativo Windows aveva già un programma di messaggistica istantanea, Windows Live Messenger, che permetteva agli utenti di chattare in modo nativo con persone da tutto il mondo.
La volontà del CEO di Microsoft dell’epoca, Steve Ballmer, non era quella di integrare il programma estone con le applicazioni della sua azienda, da Windows a Xbox, ma quella di fermare definitivamente la concorrenza.
Infatti, la strategia non fu quella di battere l’avversario, bensì una più machiavellica: si decise di acquistare Skype per prendere il possesso di milioni di utenti che già lo utilizzavano e mandare in pensione proprio il loro Live Messenger che intanto perdeva terreno.
La posizione dominante toccò l’apice proprio in questo periodo, soprattutto perché gli acquirenti di un qualunque device Microsoft erano obbligati a interfacciarsi con i suoi prodotti. Dopodiché, però, improvvisamente due fattori stravolsero l’abitudine degli utenti: da un lato l’evoluzione della comunicazione verso i social network, dall’altro una maggior voglia di liquidità informatica fecero venir meno il monopolio Microsoft, indebolitosi quindi per l’interesse sempre più crescente verso gli ecosistemi di Linux e di Apple.
I social network cominciano a introdurre nuovi standard di comportamento stravolgendo la vecchia netiquette e stabiliscono nuove modalità di accesso, come l’abbandono dei nickname. Queste innovazioni provocarono un terremoto anche nei programmi di messaggistica istantanea, ormai utilizzati perlopiù sui dispositivi mobili con dati reali, permettendo addirittura agli utenti di poter interagire in gruppi di interesse che richiamano, seppur in maniera differente, le vecchie chat room Java.
Le nuove abitudini hanno modificato un programma che perdeva fascino. Skype era diventato macchinoso, un grattacapo per l’azienda. E per un’azienda informatica, l’obiettivo principale oltre al profitto è innovare e diventare punto di riferimento nel settore. Per questo motivo la MS offrì agli utenti un’esperienza più moderna, includendo la possibilità di condividere file, foto, documenti e messaggi anche attraverso i dispositivi mobili. Ma tutto ciò non era user friendly per chi lo usava. Per questo motivo molti internauti cominciarono a passare da Skype a Teams (anch’esso un prodotto di Microsoft), o addirittura a Zoom, due apps che hanno guadagnato popolarità durante l’epidemia da Covid-19.
Così molte scuole hanno implementato la didattica a distanza (DAD) utilizzando queste due novità nel panorama informatico, perché consente ai partecipanti di visualizzare le slide e di esercitarsi su lavagne virtuali.
Il mondo è cambiato, Skype è un prodotto datato, di quella generazione di software nati tra la fine degli anni Novanta e l’inizio dei Duemila, quando occorreva un computer, una webcam e una buona connessione per usarlo. Skype non è riuscito ad adattarsi ai cambiamenti per rimanere rilevante nel mercato. A Redmond hanno tentato più volte di rendere l’interfaccia del software più semplice e attraente per il pubblico giovane. Tuttavia, nonostante questi sforzi, tali modifiche non hanno ottenuto il successo sperato.
Ad oggi, infine, Skype sta per chiudere i battenti proprio in favore di Teams che è utilizzato da oltre 300 milioni di persone, rimarcando con sempre più forza la chiusura della stagione delle prime, pionieristiche, chiamate via internet, superate da modalità di interconnessione sempre più complesse.

Avviso sui cookie di WordPress da parte di Real Cookie Banner