Roberta Aurelio
Nel cuore dei Quartieri Spagnoli, in vico Lungo Gelso 84-85, a pochi passi dal dedalo di vicoli che rendono unica Napoli, nasce un’idea che sa di rivoluzione gentile, un progetto di fusione autentica che unisce pizza e cultura, due patrimoni identitari che diventano un’unica esperienza, capace di esaltarne la forza reciproca. La Pizzoteca Quartieri Spagnoli 1536 non è solo una pizzeria né solo una libreria. È un sogno che lievita tra le mani di Raffaele e Giancarlo Esposito, cugini e compagni d’avventura, un’iniziativa “dal quartiere per il quartiere“. In un’epoca in cui le librerie chiudono e la lettura sembra cedere il passo alla velocità digitale, questa realtà rappresenta una riconversione culturale, un presidio che riaccende il desiderio di leggere, condividere, pensare.
La prima libreria-pizzeria d’Italia
La Pizzoteca non è solo una pizzeria, ma una libreria che racconta Napoli attraverso i suoi autori e la sua storia. Con oltre 200 titoli selezionati, promuove una “napoletanità” autentica e luminosa. Qui la cultura si serve calda, dai grandi nomi partenopei come Ferrante, De Giovanni, Ardone e De Crescenzo, ai classici che hanno scritto di Napoli da lontano, come Goethe e Stendhal. Un filo “azzurro” li unisce, insieme a una scelta editoriale precisa: niente libri sulla camorra. «Non vogliamo negare la realtà, ma mostrarne un’altra faccia: quella che crea, resiste e incanta», spiega Raffaele. Spazio anche agli autori emergenti, che possono esporre le loro opere in conto vendita. «Chi ha una storia da raccontare trova qui il suo spazio», aggiunge. E se gli chiedi se un solo libro possa raccontare Napoli, risponde con un sorriso: «Non ne basterebbero mille». Tuttavia, forse Così parlò Bellavista del Maestro De Crescenzo si avvicina di più a raccontare quella Napoli autentica che lui stesso amava e che la Pizzoteca celebra ogni giorno.
Raccontare ed ascoltare: solidarietà sospesa
Alla libreria-pizzeria, la cultura si accompagna alla solidarietà. Uno dei gesti più emblematici è quello della “pizza sospesa”, ispirata al celebre caffè sospeso (‘o suspiso). «Quando qualcuno lascia una pizza già pagata, non è solo un atto di generosità. È un messaggio profondo: ti vedo, esisti, non sei solo». Fuori dal locale, piccole calamite appese vicino alla porta indicano quante pizze sono disponibili: un segno discreto ma potente, che permette a chi ha bisogno di sentirsi accolto senza chiedere. E a volte, quel gesto si trasforma in una cena condivisa. «Ieri è venuta una persona in difficoltà, ho mangiato con lei. Perché spesso non basta riempire un piatto; a volte ciò che serve davvero è un po’ di compagnia, un sorriso, uno sguardo di comprensione. La cosa peggiore è sentirsi soli, non sentirsi amati, non sentirsi voluti bene», racconta Raffaele.
Non finisce qui: la Pizzoteca raccoglie anche libri scolastici usati, per creare una biblioteca gratuita accessibile a tutti. «Immaginiamo un luogo dove i bambini e i ragazzi possano scoprire, crescere», spiega. Un sogno che prende forma grazie all’entusiasmo e alla forza della rete umana che li circonda».
Una pizza per ricominciare: il progetto Nisida
La cultura, per questo spazio, è anche riscatto. Da qui nasce la collaborazione con il carcere minorile di Nisida: un programma formativo per insegnare l’arte della pizza ai ragazzi detenuti. «Trasmettiamo un mestiere, ma soprattutto fiducia. La pizza è il mezzo, non il fine. Quello che vogliamo è seminare futuro», spiega Raffaele. Un’iniziativa che unisce saperi antichi e speranze nuove, e che dimostra quanto anche una margherita ben fatta possa diventare occasione di valore e rinascita

Progetti per il futuro: una visione di comunità
Guardando avanti, Raffaele sogna una libreria-pizzeria che diventi ancora di più un punto di riferimento culturale e sociale per Napoli. Un posto dove il tempo rallenta e la cultura diventa parte della quotidianità, come già accade in molte città d’Europa. Un sogno che sembra già in atto, ogni volta che un cliente entra per una pizza e ne esce con un libro, un’idea, o magari un nuovo amico. In un quartiere che non smette mai di sorprendere, la Pizzoteca è un faro acceso. È la prova tangibile che cibo e cultura possono risvegliare coscienze, creare connessioni, costruire comunità. È la dimostrazione che anche nei luoghi più fragili possono nascere nuovi alfabeti del convivere: intrecciando memoria e futuro, sapori e saperi, generazioni diverse attorno allo stesso tavolo. Basta crederci. E, magari, lasciare ‘na suspisa.
