21 marzo: l’istruzione per contrastare le mafie

Il 21 marzo 2025, l’Italia si fermerà per commemorare le vittime innocenti della criminalità organizzata. La XXX Giornata della Memoria e dell’Impegno, promossa da Libera e Avviso Pubblico e riconosciuta dallo Stato nel 2017, quest’anno farà tappa a Trapani, città simbolo di resistenza e trasformazione, dove per decenni la mafia ha dominato l’economia e la politica locale. Sarà un’occasione per riflettere e rinnovare l’impegno contro una piaga che ancora oggi continua a insidiare il tessuto sociale del nostro Paese.

La criminalità organizzata non riguarda solo la Sicilia ma ha radici profonde in tutta Italia. Napoli e la Campania ne sono un tragico emblema, con una lunga scia di vite spezzate dalla violenza camorristica. Tra queste, impossibile dimenticare la giovane Annalisa Durante, uccisa a soli 14 anni il 27 marzo 2004 da un proiettile vagante durante uno scontro tra clan rivali. La sua storia, infatti, è diventata simbolo della vulnerabilità dell’innocenza di fronte alla ferocia della criminalità.

La sua storia, insieme a quelle di tante altre vittime, ci ricordano l’urgenza di contrastare ogni forma di criminalità organizzata, capace di strappare giovani vite senza esitazione. Oggi, la sfida si fa ancora più pressante con l’emergere delle “baby paranze”, gruppi di adolescenti attratti da dinamiche di potere effimere e pericolose, spesso facilitati da un inquietante accesso alle armi. Le cronache raccontano di risse, aggressioni, atti di vandalismo e, sempre più spesso, episodi di criminalità efferata, commessi da ragazzi che dovrebbero costruire il proprio futuro, non distruggerlo. Questa escalation di violenza giovanile è un campanello d’allarme che non possiamo ignorare.

Come possono ragazzi così giovani avere accesso a strumenti di morte? Questo interrogativo impone una riflessione sulle responsabilità degli adulti e sull’urgenza di un maggiore controllo del territorio. Tuttavia, il contrasto alla criminalità non può basarsi solo sulla repressione: è indispensabile offrire ai giovani alternative concrete, allontanandoli dal fascino distorto della camorra. Investire nell’educazione, nello sport, nella cultura e in spazi di aggregazione sani è l’unica via per sottrarli all’influenza criminale.

Gennaro Pagano, coordinatore del Patto educativo promosso dall’arcivescovo di Napoli, Don Mimmo Battaglia, sottolinea come “per la politica la cura dei ragazzi non sia una priorità”. Manca un tutoraggio efficace per le famiglie multiproblematiche e interventi mirati sui più piccoli. Non esiste una visione complessiva dell’intervento sui minori a Napoli e spesso le iniziative arrivano troppo tardi, quando il danno è già stato fatto.

La Giornata della Memoria, dunque, non è solo un momento di ricordo, ma un invito all’azione. Il sacrificio di tutte le vittime innocenti delle mafie non deve essere vano. È necessario diffondere la cultura della legalità, raccontare queste storie ai giovani per costruire un domani libero dall’oppressione mafiosa. Progetti come Extra Libera, centro multimediale di documentazione sulle mafie, attraverso documentari, testimonianze e percorsi educativi interattivi, svolgono un ruolo fondamentale nel sensibilizzare le nuove generazioni, troppo spesso influenzate da una narrazione distorta della criminalità, amplificata da cinema e musica che ne esaltano modelli deviati. Ma non solo: esperienze come Libera Terra, Musica contro le Mafie, Maestri di Strada di Napoli, la Fondazione Famiglia di Maria a San Giovanni a Teduccio, il C.A.P. (Centro di Aggregazione Polisportivo) a Scampia, dimostrano che offrire alternative concrete alla strada riduce sensibilmente il rischio di reclutamento criminale. Tuttavia, per avere un impatto duraturo, servono investimenti strutturali e un impegno costante delle istituzioni, senza relegare queste iniziative a sporadici progetti sperimentali. La lotta alle mafie non è solo questione di giustizia, ma di opportunità: senza prospettive reali, la criminalità continuerà a trovare terreno fertile.

Don Luigi Ciotti, Presidente di Libera, associazioni, nomi e numeri contro le mafie, lo ha detto chiaramente: “La mafia teme più la scuola che la giustizia, perché l’istruzione toglie erba sotto i piedi della cultura mafiosa”. In questo 21 marzo, ricordiamo chi non c’è più, ma soprattutto agiamo per impedire nuove vittime. Solo così la memoria diventerà davvero impegno e cambiamento.

Erano circa 300 i nomi delle vittime innocenti letti in piazza del Campidoglio il 21 marzo 1996, durante la prima Giornata della Memoria e dell’Impegno in ricordo delle vittime delle mafie. Dopo trent’anni, l’elenco che sarà letto a Trapani il prossimo 21 marzo conta 1.101 nomi:  un numero drammaticamente cresciuto, sia per il riconoscimento a posteriori di ulteriori vittime del passato, sia purtroppo per tante altre uccise dalla criminalità organizzata. Un dato che ci impone di non abbassare la guardia e di trasformare il ricordo in azioni concrete per un futuro senza criminalità, superando la retorica.

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