Shein, perché fa male al nostro corpo e anche al nostro portafoglio?

Shein

Chi di voi non ha mai sentito parlare di Shein? Nessuno probabilmente.
Molti saranno all’oscuro di nomi come Stefano Pilati (ex stilista di Yves Saint Laurent, in procinto di lavorare con Zara ad una capsule collection), Gilda Ambrosio (stilista di The Attico) o Andreas Kronthaler (direttore creativo di Vivienne Westwood, nonché suo vedovo), ma nessuno sarà all’oscuro di Shein. Nessuno. E questa ahimè, è probabilmente la via che l’approccio alla moda sta prendendo: cheap e stagionale (e con questo, ci teniamo a precisarlo, non intendiamo la stagionalità delle collezioni, ma piuttosto il fatto che un vestito duri al massimo una sola stagione, poi va buttato).

Il fenomeno Shein, tra furto di idee e sfruttamento

Shein si può definire un vero e proprio caso, il re della “moda” (concedeteci queste virgolette) on-line negli ultimi anni ha visto una crescita incredibile del proprio fatturato, con un ammontare di 10 miliardi di dollari nel 2020 e arrivando attualmente a superare i 60 milioni. Ma a quale prezzo? Beh, procediamo per gradi.

Il successo di Shein si basa su un algoritmo che è in grado di percepire in tempo reale le nuove tendenze del momento e di realizzare i prodotti desiderati in soli dieci giorni, rubando letteralmente le idee ai designer. Non a caso l’attività del brand è pervasa da denunce di plagio da parte dei designer e di aziende come Adidas, H&M e Uniqlo.


A quanto pare, poi, i lavoratori di Shein sono costretti a lavorare in condizioni disumane con una paga di 4 centesimi l’ora e con turni estremamente lunghi, anche di 17 ore. Di certo oltre i limiti di quelle che sono le direttive europee. Ma qui siamo in Cina.


Shein e l’impatto ambientale


L’abbigliamento del brand di super fast fashion è dominato dal poliestere, un materiale che deriva direttamente dal petrolio e che è responsabile del rilascio di microplastiche nell’ambiente. Inoltre la produzione di abiti è talmente elevata che interi acri di terra in Africa e Asia sono occupati da abiti usati che potrebbero vestire noi umani per le prossime 5 generazioni.
Ma a quanto pare non ci interessa.


Shein e il caso Temu

Dura oramai da qualche anno la guerra con Temu. Shein, infatti, avrebbe denunciato l’altro colosso cinese per contraffazione, furto di segreti commerciali e, soprattutto, violazione dei diritti di proprietà intellettuale, ovvero il Copyright. Shein ha essenzialmente accusato Temu di plagio. Incredibile vero?
C’è da dire che molti analisti ritengono che queste continue diatribe legali siano un possibile sistema da parte delle due aziende per “innalzarsi” e “pulirsi” agli occhi dell’opinione pubblica. Potrebbe essere. Tuttavia al momento entrambe le piattaforme sono sottoposte al Digital services act (Dsa). Si tratta del regolamento europeo che si occupa del controllo delle grandi piattaforme sul web per valutarne i rischi a danno dei consumatori.

Last, but not least: I prodotti Shein sono tossici per il nostro corpo

Secondo la rivista tedesca Oko-test i prodotti venduti da Shein conterrebbero sostanze tossiche per il nostro corpo. Lo studio ha previsto un’analisi su un campione di 21 capi di abbigliamento per uomini e donne e le rispettive fasce d’età: adulti, adolescenti e bambini (non dimentichiamo che Shein vende prodotti anche per i neonati) e anche delle paia di scarpe. Dai risultati è emerso che la maggior parte dei prodotti non ha superato il test, solo qualcuno, ma con una votazione di appena sufficiente.
Sarebbero stati trovati diversi prodotti tossici e inquinanti come “antimonio, dimetilformammide, piombo, cadmio, ftalati vietati, naftalene e idrocarburi policiclici aromatici (PAH)”. Alcuni di queste sostanze, come l’antimonio, entrando in contatto con la pelle possono essere assorbiti dal sudore ed entrare nel sangue. La dimetilformammide, invece, può causare infertilità.
Per i sandali la situazione sarebbe anche peggio. Sempre secondo lo studio, infatti, la presenza di metalli pesanti al loro interno, come piombo e cadmio, è estremamente elevata. Inoltre, vi sarebbero anche sostanze che possono addirittura provocare danni ai bambini nel grembo materno: in alcune scarpe sono stati trovati ftlati vietati dall’unione europea perché danneggerebbero gli organi di riproduzione e causerebbero infertilità. Non contiamo poi le sostanze cancerogene trovate all’interno dei prodotti.

Siamo sicuri che Shein sia davvero più economico?

Insomma, ci sarebbe tanto a dire riguardo Shein, ma ancor di più riguardo il bisogno di comprare su Shein. Si parla tanto dell’impossibilità di molte persone di comprare marchi di un certo tipo e che, per questa ragione, si affiderebbero a marchi come quello di cui stiamo parlando. La verità è che acquistare una canotta a 3 euro, che dura una sola stagione o addirittura solo un giorno, non è di certo più economico che prendere una maglietta di 12. La prima infatti, data la scarsità dei materiali durerà un tempo estremamente limitato e magari saremmo spinti dal prenderne un’altra uguale, perché la prima si è rotta ed è stata buttata e così avremmo speso altri 3 euro e poi altri 3 euro ancora e così via, fino a raggiungere o addirittura superare i 12 euro di una maglietta più duratura che però continua a resistere.
Per cui prima di comprare, pensiamoci un attimo. È legittimo che ognuno decida dove comprare i propri vestiti, ma è anche legittimo avere un occhio di riguardo se non per il nostro corpo (perché magari siamo dei masochisti), almeno per l’ambiente dove tutti noi viviamo.

Link alla foto: https://www.freepik.com/free-photo/row-fashionable-clothing-hangers_1017551.htm

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