Le ragazze STEM crescono solo se sognate

Ragazza S.T.E.M.

S.T.E.M. è l’acronimo inglese di science, technology, engineering and mathematics (scienze, tecnologia, ingegneria e matematica) e si utilizza per raggruppare tutte le discipline tecnico-scientifiche che si possono studiare a scuola ed all’università. Ci si riferisce, dunque, ai percorsi di studio che si possono fare al liceo scientifico, istituti tecnici ed informatici, facoltà universitarie di matematica, fisica, chimica, ingegneria e così via.


Chi li sceglie?
Secondo il Rapporto AlmaLaurea del 2023 sui laureati esiste – ancora – una forte differenziazione tra ragazzi e ragazze nella scelta dei propri percorsi universitari. Dal Rapporto emerge che nell’anno accademico 2022/2023 le ragazze immatricolate ai corsi di laurea S.T.E.M. sono state appena il 21%, le laureate in queste discipline il 35,3%. Eppure, complessivamente, le ragazze risultano essere più “brave” negli studi rispetto ai ragazzi, riuscendo a portare di più a termine percorsi scolastici ed universitari e con voti più alti (dati ISTAT 2022).

Le origini del gender gap S.T.E.M.


Ma allora, da cosa nasce questo gender gap, questo “divario di genere”? È l’esito di un processo lungo, stratificato e cumulativo. L’antropologia ci ricorda come la divisione del lavoro tra uomini e donne nelle società antiche (uomini impegnati in caccia e pesca, donne nella cura della casa) abbia di fatto sedimentato nel tempo una divisione sessuale dei compiti, delle mansioni e, col tempo, anche degli studi.

Margaret Mead, antropologa americana, nel suo testo “Maschio e femmina” del 1949 racconta di come ogni società abbia elaborato la divisione biologica del lavoro tra i due sessi in forme lontanamente collegate alle differenze biologiche. Gli uomini e le donne, sostiene Mead, apprendono i rispettivi ruoli di
genere attraverso sistemi di ricompense e punizioni che incoraggiano la conformità per genere.

Tale costruzione comincia quindi nella socializzazione primaria e secondaria di bambine e bambini e prosegue nei percorsi di studio. Le bambine vengono orientate prevalentemente da famiglia e scuola verso la letteratura, la poesia, la psicologia, i bambini verso la matematica, le scienze, l’informatica. Alla
base vi è il costrutto culturale secondo il quale bambini e bambine “sono portati/e” per una disciplina anziché un’altra sulla base del genere e non sulla base di ambizioni, passioni e desideri.

Ecco perchè, osservando il Rapporto AlmaLaurea 2023, si prova a spiegare come mai le ragazze tendono a scegliere prevalentemente percorsi umanistici, occupando il 93,1% dei corsi di scienze dell’educazione e formazione e l’81,8% dei corsi di psicologia. Questi numeri calano notevolmente per le iscrizioni ai corsi di informatica (14,5%), ingegneria (27%), scienze motorie e sportive (33,4%). Le ragazze, secondo una ricerca di IPSOS per Save The Children nel 2022, percepiscono le materie scientifiche come poco adatte a loro.

S.T.E.M, come combattere il gender gap


Non è così.
Margaret Mead è stata tra le prime studiose del Novecento a mettere in discussione i ruoli di genere e della sessualità. Secondo la studiosa infatti tali ruoli sono creazioni culturali, non sono naturali ma vengono creati dalle società di appartenenza. Non esistono scientificamente, quindi, prove che le donne siano più portate per i lavori di cura, così come non esistono prove che le ragazze non siano portate per le discipline STEM.


E allora, come si può contrastare questo gender gap?
Oggi sappiamo attraverso i dati forniti dall’Eurostat che i numeri delle immatricolazioni femminili in Italia in corsi di laurea STEM sono in crescita rispetto agli anni precedenti. Sono numeri, tuttavia, ancora troppo bassi. È necessario, allora, avviare percorsi di empowerment femminile per aumentare la fiducia in se stesse di bambine e ragazze, decostruendo stereotipi. È importante prevedere a scuola momenti esperienziali, esperimenti scientifici e botanici, attività laboratoriali e di osservazione diretta dei fenomeni. È fondamentale leggere insieme, raccontare, condividere storie di donne nella scienza in cui bambine e ragazze possano immedesimarsi e “sognarsi”.


Le discipline STEM promuovono il pensiero critico, la capacità di problem solving, la creatività. Rispondono alle sfide ambientali, economiche, politiche e sociali. Anche l’Agenda 2030, tra le finalità elencate nell’obiettivo “Istruzione di Qualità”, prevede di eliminare le disparità di genere nell’acquisizione di competenze scientifiche e tecnico-professionali. E allora, come diceva il pedagogista Danilo Dolci “ciascuno cresce solo se sognato”, sogniamo ragazze scienziate, matematiche, fisiche, biologhe per far sì che loro si sognino e crescano come tali.

Link alla foto: https://www.pexels.com/it-it/foto/donna-in-scrittura-rossa-manica-lunga-sulla-lavagna-3769714/

Avviso sui cookie di WordPress da parte di Real Cookie Banner