La storia infinita del film “Let it be”

Let it be, il film

L’otto maggio 2024 è una data storica perché dopo più di 50 anni si torna a parlare di Beatles e del film Let it Be. Diretto da Michael Lindsay-Hogg è stato sempre ignorato dalla storiografia ufficiale dei Fab Four, infatti pochi si ricordano che il disco e il relativo film uscirono come ultimi lavori ufficiali in quella lontana primavera del 1970.


Sicuramente è stato il momento più triste del loro fantastico viaggio, non tanto perché ad aprile dello stesso anno Paul annunciò pubblicamente lo scioglimento del quartetto, ma perché dietro a quell’epilogo c’erano strascichi personali, economici e artistici che condussero i nostri eroi davanti al giudice per derimere le loro controversie.

Le difficoltà del film “Let it be”


E sebbene il film uscì quell’anno nei cinema, non ebbe mai una vera distribuzione mondiale ufficiale in VHS o Laserdisc. Le poche copie immesse nel mercato britannico e statunitense furono bloccate dalla Apple Corps immediatamente senza una valida ragione, anche se i malpensanti sostennero che i diritti di immagine erano ancora controllati dalla United Artists. I fans per vedere l’intero filmato, compreso il concerto sul tetto, dovevano ricorrere al mercato dei bootleg che vendeva Let it be come una reliquia e ogni volta che a Michael Lindsay-Hogg si chiedeva quando sarebbe stata commercializzata una edizione home video balbettava davanti al pubblico e davanti alla stampa perché non aveva una risposta plausibile.

Sembrava una di quelle storie senza lieto fine, quando qualcosa alla Apple, a inizio del 2000, cominciò a cambiare e sul mercato fu immesso il Let it be… naked, una versione dell’album originale, ma senza il Wall of sound di Spector. Ma del film non c’era ancora traccia e Neil Aspinal (CEO Apple) spiegò le ragioni dell’ennesimo stop. Disse che sul lungometraggio c’erano ancora controversie come quando fu stato pubblicato la prima volta e che mentre lavorarono al restauro, si fermarono perché erano stati spolverati vecchi dissapori.

Una nuova luce per “Let it be”


All’interno della pellicola sono registrate le prove per un eventuale concerto in un anfiteatro in Libia o su una nave da crociera, proposte poi bocciate da George Harrison che non vedeva di buon occhio le esibizioni live. Per trovare un finale alternativo al documentario Paul McCartney e Michael Lindsay-Hogg suggerirono di suonare sul tetto della Apple, a Saville Row. E così si fece. Ma oltre a questo, ci sono facce scure, annoiate e litigi come il famigerato scontro tra il chitarrista solista e il bassista del gruppo che avevano idee diverse sull’arrangiamento di un brano, e naturalmente la presenza ingombrante di Yoko Ono che per anni è stata accusata dai fans di essere stata l’artefice della rottura del quartetto di Liverpool. Ma le cose non andarono esattamente così.


All’interno del footage si può notare come una “fly on the wall” come lavoravano i Beatles. Provavano e suonavano fino allo sfinimento i loro brani (cosa che dava fastidio a John Lennon), ma tra una canzone e l’altra suonavano diversissime cover dimostrando una buona conoscenza della musica degli anni ’50 e ’60.


E non sempre c’erano lamentele o discussioni. Come disse Ringo, ogni tanto la vecchia magia faceva capolino, ma la critica si è sempre concentrata sui lati negativi, relegando questo progetto al canto del cigno della band. Finalmente dopo tanta attesa ognuno può farsi una propria idea e per chi scrive, i Beatles hanno dimostrato di “aver superato il provino”.

Link alla foto: https://webgrafikk.com/blog/documentary/the-rise-and-fall-and-rise-of-the-let-it-be-film/

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