Il referendum dell’8 e 9 giugno sulla cittadinanza e sul lavoro non ha raggiunto il quorum, previsto dal quarto comma dell’art. 75 Cost.
La proposta soggetta a referendum è approvata se partecipano alla votazione la maggioranza degli aventi diritto, e se è raggiunta la maggioranza dei voti validamente espressi, ossia il 50% più uno. Alle scorse elezioni ciò non è avvenuto: l’affluenza si è fermata al 30,6%, con circa 14 milioni di voti.
Dai dati riportati, è evidente come la maggioranza degli aventi diritto al voto, spinti da un dilagante disinteresse verso la politica e dalla forte contrarietà dei partiti della maggioranza, non si siano recati alle urne.
Per comprendere fino in fondo gli effetti di questo mancato raggiungimento del quorum e l’importanza che riveste l’ ottenimento della cittadinanza italiana abbiamo intervistato Tonne, una ragazza che vive in Italia da 17 anni che ha deciso di raccontarci la sua vita nel nostro Paese e i suoi pensieri dopo il referendum.
«Raccontaci un po’ di te, della tua storia e di come sei arrivata in Italia»
«Mi chiamo Tonne, sono una mediatrice culturale e vivo in Italia da quando avevo dieci anni. Sono arrivata con un ricongiungimento familiare e da allora ho costruito qui tutta la mia vita. Ho frequentato le scuole italiane: elementari, medie, superiori, poi ho conseguito una laurea triennale e attualmente sono iscritta a un corso di laurea magistrale. L’Italia è il mio paese, anche se ancora non sono riconosciuta ufficialmente come cittadina.»
«Il mancato raggiungimento del quorum che effetti ha avuto sulla tua vita?»
«È stato un grande dispiacere. Se la cittadinanza si fosse potuta ottenere dopo 5 anni di residenza, io e mia sorella avremmo potuto partecipare referendum. Invece, pur vivendo qui da 17 anni, non abbiamo ancora avuto la possibilità di dare il nostro contributo come cittadine. È frustrante sentirsi parte attiva della società, ma restare escluse da diritti fondamentali.»
«Cosa sarebbe migliorato?»
«Con una riforma della cittadinanza, non solo io e mia sorella, ma migliaia di persone avrebbero potuto finalmente accedere a maggiori opportunità: partecipazione democratica, stabilità, possibilità di studio e lavoro. Personalmente ho dovuto rinunciare a diverse opportunità, sia formative che professionali, proprio perché non ho ancora la cittadinanza.»
«Quale è il tuo stato d’animo attuale ?»
«Mi sento delusa. È difficile vedere riconosciuti i propri sforzi solo a metà. Ho sempre studiato con impegno, ho vinto borse di studio, ho pagato le tasse, mi sono costruita un percorso. Ma senza cittadinanza, tutto questo sembra restare in sospeso, come se non bastasse mai.»
«Ritieni che lo strumento del referendum fosse adatto ad una tematica del genere, o avresti preferito una previsione legislativa mirata?»
«Credo che una tematica così importante e delicata andasse affrontata attraverso un intervento legislativo chiaro e responsabile. I diritti non dovrebbero dipendere dal risultato di un referendum, dove spesso prevalgono disinformazione e pregiudizi.»
«Parlaci della situazione attuale in cui ti trovi. Quanto devi attendere ancora per ottenere la cittadinanza?»
«Attualmente non ho ancora fatto richiesta, perché non ho un reddito personale. Quando mio padre ha ottenuto la cittadinanza italiana io ero già maggiorenne; quindi, non ho potuto essere inclusa nella sua domanda. Ora mi trovo in un limbo: completamente integrata, ma formalmente ancora straniera.»
«Cosa vorresti dire a chi era contro la riduzione da 10 a 5 anni dei tempi di attesa per l’ottenimento della cittadinanza?.»
«A chi era contrario, vorrei dire che ottenere la cittadinanza non è un regalo: è il riconoscimento di un percorso di vita, di un contributo reale alla società. Ridurre i tempi non significherebbe “svendere” la cittadinanza, ma riconoscere che chi cresce, studia e lavora qui non è un corpo estraneo, ma parte integrante del paese. Siamo già italiani di fatto, manca solo che ce lo riconoscano anche sulla carta.»
Le parole di Tonne fanno riflettere e rappresentano la realtà di tanti concittadini che vivono attivamente nella nostra società, ma che si vedono privati dei diritti civili e politici. La frustrazione, il senso di impotenza attanagliano la quotidianità di milioni di persone che contribuiscono al miglioramento sociale, culturale e economico del nostro paese.
L’augurio per Tonne e i 2.5 milioni di persone in attesa è che il nostro Governo intervenga al più presto con una previsione legislativa mirata, al fine di tutelare chiunque risieda stabilmente in Italia senza discriminazioni.
link immagine di copertina: https://fondazioni.acri.it/2023/06/28/cittadinanza