Sarà Von der Leyen “bis”

L’Europarlamento ha rieletto la Presidente della Commissione Europea: per usare il gergo della politica italiana, sarà dunque Von der Leyen “bis”. Da oggi, inizierà dunque un nuovo mandato quinquennale.

Prospettive e indecisioni

Nonostante i 41 voti ottenuti sopra la soglia dei 360 necessari, però, c’è più di un dubbio sulla forza di questa designazione: la Presidente, infatti, è arrivata a dir poco indebolita alla riconferma. Negli ultimi mesi, soprattutto, si è mostrata troppo ondivaga nelle scelte, con un indirizzo politico che mostra anche alcune contraddizioni interne.
La maggioranza parlamentare PPE-PSE-RE, che aveva già sostenuto la precedente Commissione, ha visto l’aggiunta dei Grüne, dando così la speranza di un rafforzamento delle politiche climatiche. Queste, se da un lato sono state, con il Green New Deal (in realtà voluto originariamente dal socialista Timmermans), il miglior risultato della commissione uscente, dall’altro avevano scatenato violenti attacchi da parte del presidente dei Popolari, il tedesco Weber.
Inoltre, è stato evidente il tentativo di flirt della Presidente e del PPE con i Conservatori (il partito europeo di Giorgia Meloni), che infine hanno però votato contro la sua riconferma.
È lecito dunque temere che sulla Commissione si scaricheranno costantemente tensioni non facili da comporre, anche a causa dei conflitti in corso: su questi, tuttora l’UE si nasconde dietro parole altisonanti, senza però mettere in campo iniziative che possano tendere alla fine delle violenze.

La situazione italiana

Infine, per quanto riguarda la situazione italiana, la votazione di oggi è l’ulteriore conferma che la Presidente italiana si sia posta completamente fuori gioco, finendo anche per indebolire il gruppo conservatore. È questo l’effetto di un posizionamento politico, nell’estrema destra, difficilmente compatibile con il ruolo istituzionale di capo del governo di una grande democrazia europea; Giorgia Meloni ha infine scelto di subordinare il ruolo di Presidente del Consiglio, e dunque l’interesse nazionale, a quello di capo del suo partito, determinando però così, in sostanza, l’isolamento del nostro Paese.
Ma la cultura istituzionale, del resto, non è qualcosa che si possa improvvisare. L’Italia deve urgentemente ritrovare un ruolo pieno, degno della sua tradizione di Paese fondatore e portatore d’innovazione per l’Unione Europea; è però difficile immaginare che possa farlo con l’attuale maggioranza nazionale.

In conclusione, staremo a vedere come si svilupperà la fase, ma resta l’impressione che l’Europa continui ad essere un gigante solo mediatico, e un nano politico. Le sfide del mondo contemporaneo richiedono invece che l’Unione Europea sappia trovare un più ampio ruolo di portata globale: altrimenti, corre il serio rischio di avvizzire a causa delle sue stesse contraddizioni.

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