La notte dell’Europa è buia e piena di terrori

Se si ripensa al 2019, l’anno in cui si tennero le ultime elezioni per il Parlamento Europeo prima di quelle di sabato e domenica, sembra quasi di guardare a un mondo diverso: non c’era ancora stata la pandemia da Covid-19, né era avvenuta l’invasione in Ucraina; in Europa, non era seriamente in discussione la maggioranza composta da PPE, PSE e gruppo liberale.

Questa stessa maggioranza è l’unica cosa che, nonostante le aspirazoni dell’estrema destra (alle quali hanno corrisposto improvvidi segnali d’attenzione da parte del PPE), probabilmente non cambierà: lo scenario è infatti profondamente diverso.

Una coltre nera è calata sull’Europa: i tre maggiori stati dell’Unione sono o governati o vedono l’affermazione di forze dichiaratamente di estrema destra (FdI in Italia, con dichiarate radici neofasciste; Rassemblement National in Francia, primo partito, e AfD in Germania, secondo partito in queste consultazioni). Partiti di destra fanno risultati simili anche in paesi più piccoli, come l’Austria, ma da non trascurare.

Salta all’occhio, in particolare, la bocciatura dell’asse franco-tedesco, che da sempre guida l’UE, e che negli ultimi mesi, con le parole di Macron e Scholtz, ha aumentato sempre più la spinta verso il coinvolgimento nella guerra in Ucraina. E se il logoramento della leadership di Macron, dopo sette anni di presidenza con scelte politiche fortemente divisive e spesso antipopolari, è più comprensibile, il tracollo dei socialisti tedeschi, causato dalla pessima prova della coalizione di governo in Germania, lascia un vuoto nel cuore del centro decisionale dell’Europa, che l’estrema destra sta riempiendo.

In una battuta, sembra che lo scaricare il portato delle crisi e trasformazioni economiche sulle fasce popolari, chiedendo loro contemporaneamente di prepararsi alla terza guerra mondiale, non convinca gli elettori. Chissà perché.

In questo quadro, l’argine contro la deriva a destra dell’Europa si sposta nel mediterraneo. La famiglia socialista si mantiene in salute, paradossalmente, in alcuni di quei paesi più lungamente penalizzati da quelle politiche economiche dell’UE che in passato hanno visto il socialismo europeo in posizione di complicità. In Spagna, nonostante Sánchez abbia costituito un governo in condizioni difficilissime, il PSOE è secondo partito, poco dietro i popolari; in Portogallo il Partito Socialista è primo; in Italia, Elly Schlein ha ridato vita al PD, ora più caratterizzato a sinistra che nella sua intera storia.

E, per quanto riguarda l’Italia, un approfondimento sui risultati è più che necessario. Solo in un Paese in cui ormai s’è persa ogni capacità d’analisi si può scrivere che FdI abbia vinto le elezioni: il partito di Giorgia Meloni è si il più votato, ma rispetto alle politiche perde mezzo milione di voti reali.

Il PD, al contrario, ne guadagna 200.000, mentre anche AVS ne ottiene in più quasi mezzo milione.

Anche all’interno di un calo di affluenza drammatico, dunque, è possibile individuare chiaramente chi abbia fatto una proposta politica più convincente, e ne abbia tratto un risultato.

La sfida per le forze progressiste sarà ora quella di rafforzare quanto è stato fatto bene nella scorsa legislatura europea, come il Green New Deal, e far sì che l’Unione dia un contributo fattivo alla costruzione della pace. Il rischio, altrimenti, è che l’onda nera diventi una marea.

Consigliamo ai lettori il seguente link per aggiornamenti dettagliati ed affidabili circa i risultati delle Elezioni Europee: https://elezioni.interno.gov.it/europee/votanti/20240609/votantiEI .

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