Joe Biden, a seguito delle pressioni interne del partito, si è ritirato dalla corsa alle presidenziali lo scorso 21 Luglio. Kamala Harris, sua vice, è stata confermata come candidata da Partito, fronteggiando dunque Trump alle prossime presidenziali.
Concorrere contro un ex presidente è già di per sé molto complesso, ed Harris fa della sua identità il fulcro della sua campagna elettorale, con non pochi lati problematici e contraddittori.
Nata nel 1964 ad Oakland, in California, ha origini giamaicane ed indiane e si è distinta nel suo lavoro politico e giudiziario per aver più volte ricoperto cariche di procuratrice generale.
La sua carriera giuridica è stata molto lunga e negli ultimi anni ha adottato una linea diretta di lotta al crimine, con un approccio non molto progressista collaborando strettamente con forze dell’ordine e promuovendo l’adozione di politiche securitarie.
Questo genera le prime contraddizioni in quanto si è presentata agli elettori come un profilo progressista, un’alternativa concreta al conservatorismo repubblicano di Trump.
Ma alla luce delle condanne dell’ex presidente, e dei processi penali che ancora deve affrontare, la scelta dell’elettorato americano è stata “semplificata”: una procuratrice che lotta da sempre contro il crimine, oppure una personalità fortemente discussa come Trump?
Tra i punti forti della sua candidatura ritroviamo proprio la rivendicazione della sua identità di donna non bianca, che potrebbe ispirare una fetta dell’elettorato americano storicamente marginalizzato. A sostegno dei diritti delle donne c’è poi il suo supporto esplicito all’aborto, che durante la presidenza Trump è stato rimosso dai diritti fondamentali, diventando di responsabilità di ciascuno stato. Il focus sui diritti riproduttivi è quello che coinvolge maggiormente le donne delle periferie, anche se molteplici accuse le sono state rivolte da parte dei conservatori religiosi di Trump, i quali hanno criticato la scelta della Harris di non essere madre.
Le ombre su questa figura riguardano gli aspetti già di per sé problematici nel panorama americano, come il supporto ad Israele e le politiche migratorie. Queste ultime in particolar modo sono state oggetto di grandi critiche per i modi di gestione durante la presidenza Biden.
Infine, Harris può contare anche sul supporto di figure influenti tra le giovani generazioni, come ad esempio la cantante Beyoncé, che ha apertamente supportato la candidatura dell’ex vice di Biden.
Solo il tempo potrà dirci se questa campagna avrà funzionato e ricordiamo che le elezioni americane si terranno il prossimo 5 novembre.