L’intelligenza artificiale (IA) è sempre più in rapida evoluzione ed è entrata a far parte ormai della nostra vita quotidiana. Dalla modifica delle foto sullo smartphone, all’aiuto fornito in casa con i sistemi di domotica, dalle smart TV con suggerimenti circa contenuti serali, fino a suggerire ai navigatori, in tempo reale, il percorso ideale da seguire. Anche in ambito lavorativo e creativo sta affiancando, e in alcuni casi sostituendo, l’azione umana. La rapidità, l’efficienza e l’economicità, questi i punti di forza. Punti di forza che, però, sollevano anche un grande interrogativo: questa tecnologia ci è davvero utile o si sta dando troppo spazio alla macchina fino a sostituire l’essere umano nei suoi ragionamenti?
In questo interrogativo giocano un ruolo importante ed attivo anche le emozioni. Una macchina può creare l’opera perfetta, ma non potrà mai scaldare il cuore come quella creata da un essere umano. Allo stesso tempo, però, dobbiamo accettare che il progresso tecnologico soprattutto in ambito musicale è una realtà. Infatti, sono già presenti sia software intelligenti che ci suggeriscono cosa ascoltare sui i portali come YouTube e Spotify sia quelli che dopano le performance dal vivo e in studio attraverso il famigerato autotune che maschera le défaillance degli interpreti.
E se finora il compositore univa ingegno e talento nelle proprie creazioni, oggi invece anche in questo campo le software house stanno drogando l’inventiva a discapito di chi usa ancora in modo ingegnoso le note, gli accordi e le scale. Sotto accusa non ci sono i loops o le drum machine, ma programmi che possono letteralmente emulare pattern musicali o addirittura voci di cantanti noti. Ed e qui che la moderna AI entra esplicitamente nel processo creativo.
Oggi con l’AI creata da Google, MusicLM, tutti possono diventare compositori. È un programma in grado di generare melodie e armonie sfruttando le librerie senza copyright presenti in rete. Chi vorrà interrogare la macchina non dovrà fornirle una partitura o una tablatura, ma gli basterà descrivere su un file doc la sua idea generica, al resto ci penserà il computer.
Anche l’emulazione di voci ormai non è più fantascienza: esistono già diversi dispositivi che, partendo da modelli vocali, possono presentare una falsa realtà. Adesso con l’intelligenza artificiale possiamo ascoltare da artisti, sia morti che vivi, dei brani interpretati, con la loro “presunta” voce, canzoni di altri cantanti. I risultati sono davvero notevoli. Noi, incuriositi dalla novità, abbiamo voluto ascoltare Thriller cantata da Freddie Mercury (link sul nome del brano) eseguita con l’aiuto di Music-AI. Al primo ascolto il risultato è eccezionale, ma al secondo sorgono dubbi a chi ha orecchio musicale perché si rende conto di trovarsi davanti a una banconota falsa. Mancano, invero, le sfumature tipiche della voce dei Queen.
Qualcuno chiamerà quello che vediamo sotto ai nostri occhi evoluzione o progresso, sta di fatto che questi software da un lato democratizzano il processo creativo, ma dall’altro lo indeboliscono fortemente in quanto oggi chiunque può simulare di essere un artista senza, però, averne le competenze e l’intuito. E poiché siamo consapevoli che alcune menti umane agiscono soltanto per interesse, dobbiamo sperare che il legislatore intervenga per evitare l’insorgere di eventuali rischi in cui si potrebbe incorrere qualora si sfiorassero temi sia etici che morali.