Artemisia Gentileschi eroina dell’arte: uno specchio della società

 

Le donne son venute in eccellenza di ciascun arte ov’hanno posto cura”, così Ludovico Ariosto nell’Orlando Furioso raccontava il talento femminile. Le artiste donne hanno segnato la storia dell’arte dall’antichità ad oggi, per quanto i libri d’arte siano spesso colpevoli di non valorizzare le pittrici tanto quanto gli uomini. Prima del Rinascimento, infatti, il mondo dell’arte non aveva mai riservato la giusta attenzione alle artiste. Una delle pittrici più celebri di questo periodo storico è Artemisia Gentileschi. Figlia del pittore Orazio, il quale aveva insistito affinché la figlia prendesse i voti, ma che alla fine aveva accettato il sogno di Artemisia di diventare una “pittora”, come lei stessa si definiva. È proprio da lui che Artemisia imparerà i rudimenti del mestiere. 

Artemisia Gentileschi è stata l’unica donna in epoca rinascimentale ad avere accesso all’Accademia di disegno di Firenze, nonostante fosse impensabile per una donna poter seguire un percorso di formazione. Altresì, è entrata nell’immaginario comune in quanto simbolo del femminismo, avendo avuto il coraggio di denunciare, alla fine del febbraio del 1612, lo stupro subito dal pittore Agostino Tassi nel maggio del 1611. Infatti, in seguito alla denuncia iniziò il processo presso la magistratura criminale competente a Roma, i cui atti sono contenuti in un faldone intitolato Stupri et lenocinii, conservato presso l’Archivio di Stato di Roma. Il processo, durato sette mesi con il coinvolgimento di un gran numero di testimoni, si concluse con una sentenza di condanna consistita nell’esilio da Roma per Agostino Tassi, che, però, non andò mai via.

Artemisia è un’artista seicentesca, ma estremamente collegata a tematiche attuali, quali la violenza sulle donne, lo stupro, la vittimizzazione dell’uomo. Infatti, le varie udienze videro un susseguirsi di calunnie, inganni e false testimonianze rendendo il procedimento non più volto a tutelare la persona offesa e a garantire giustizia, ma finalizzato quasi esclusivamente alla ridicolizzazione e svalutazione della vittima su pubblica piazza. Infatti, Artemisia è stata punita dalle credenze comuni per via della sua attitudine di pittrice considerata troppo lontana da ciò che doveva essere una donna all’epoca: una moglie, una madre, una fedele. Questa straordinaria artista ha avuto il coraggio di rompere questo schema e di denunciare. Ciononostante, gli storici dell’arte hanno spesso ritenuto che la sua storia personale offuscasse la sua arte, contribuendo così alla creazione di un pregiudizio negli occhi di chi ammira le sue opere. Difatti, alcune opere dell’artista, come “Susanna e i vecchioni” o “Giuditta decapita Oloferne” sono erroneamente ritenute lo specchio dell’ossessione dell’artista per la rappresentazione della figura maschile come figura violenta e molesta. In realtà, l’opera “Giuditta decapita Oloferne”, in particolare, rappresenta per l’artista una forma di riscatto per il dolore subito, affrontando l’episodio biblico in una chiave inedita. L’opera è estremamente cruenta e drammatica, e si concentra sull’intensità del momento della decapitazione del generale Oloferne, nonché sull’atteggiamento dell’eroina e della sua ancella. Infatti, l’ancella rappresenta la serva Tuzia che assiste senza intervenire all’episodio di violenza subito da Artemisia. (https://www.uffizi.it/opere/giuditta-decapita-oloferne).

Artemisia è lo specchio dello stigma presente nella nostra società, in quanto le donne vittime di violenza fisica e psicologica vengono spesso denigrate, sottovalutate e non credute. La figura ed il narrato di Artemisia, infatti, possono essere calati nella realtà odierna in quanto è possibile associare alla figura della inerte serva Tuzia l’atteggiamento indifferente che ancora oggi le persone assumono di fronte ai fenomeni di violenza di genere. Inoltre, anche il pregiudizio che Artemisia porta con sé per il resto della sua vita, rappresenta quello che accade nella realtà odierna dove le donne frequentemente vengono ricordate non solo per le proprie attitudini e competenze professionali, ma anche, e molto spesso soprattutto, per il proprio vissuto personale. Fenomeno che accade molto raramente nei confronti della figura maschile.

Dunque, le opere di Artemisia Gentileschi, la sua intraprendenza e il suo coraggio sono il simbolo della lotta alla violenza contro le donne e devono fungere da monito per scardinare il sistema patriarcale così da rendere la donna un individuo libero al pari dell’uomo.

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