Addio ai fact-checkers su internet?

di Fabio Marino

L’anno nuovo si aperto con una notizia inaspettata: Mark Zuckerberg, fondatore di Facebook e successivamente del CEO di Meta, società che comprende Facebook, Instagram e il programma di messaggistica istantanea WhatsApp, ha comunicato a mezzo stampa che la sua azienda non si servirà più di fact-checkers per verificare i post dei propri social networks.

Durante il covid molti utenti avevano visto cancellare i propri messaggi, perché incappati nelle grinfie di questi personaggi indipendenti – in Italia gestiti da Open, testata giornalistica di Enrico Mentana – perché, a loro dire, quelle notizie, prese spesso dal web, creavano disinformazione.

Anche in TV, peraltro, apparì un famoso spot pubblicitario, in cui si invitava il pubblico a fidarsi solo dei professionisti dell’informazione; l’introduzione del fact-checking ha diviso i commentatori, tra chi ha difeso, anche entusiasticamente, questa iniziativa, sostenendo che Meta sia un’azienda privata, che quindi può filtrare le notizie a suo piacimento, e chi l’ha ritenuta una nuova forma di censura.

Oggi però Mark Zuckerberg, con un’evidente giravolta, ammette che in realtà eseguiva gli ordini della politica, in particolare dell’amministrazione Biden, per controllare e orientare l’opinione pubblica, aggiungendo che i fact-checkers “si sono rivelati troppo politicamente di parte e hanno distrutto più fiducia di quanta ne abbiano creata”ed è per questo che ha voluto un cambiamento di rotta e tornare al motivo originario per cui fondò Facebook: dare la parola a tutti.

Il nuovo corso sembra dettato dalla voglia di compiacere il Presidente Trump, che si è intestato una battaglia per l’assenza di limiti a ciò che è lecito dire su Internet, ma c’è di più. Molti utenti, infatti, stanno abbandonando Meta in favore di altri lidi come X (ex Twitter), ed è possibile che Zukerberg stia correndo ai ripari per fermare l’emorragia di utenti che porta alla perdita di denaro per la piattaforma.

Subito questa decisione ha polarizzato tra favorevoli e contrari.

C’è chi infatti la definisce pessima, per il fatto che le persone non si possono lasciare sole davanti a un computer perché le notizie devono essere date dai professionisti, e c’è chi plaude a questa scelta perché in rete c’è bisogno di siti senza filtri che permettano un’informazione libera e indipendente.

Marco Travaglio, ad esempio, ha ironicamente fatto notare che il fact checker è sì una bellissima professione, ma nessuno è abilitato a farlo proprio perché manca il Ministero della Verità, un ente di orwelliana memoria che sceglie quali notizie fornire all’opinione pubblica.

A ogni modo, il potere trova sempre nuove strade per censurare i fatti scomodi. Non è un caso che tutto ciò che sta accadendo a Gaza continua ad essere centellinato, forse perché davanti a quelle scene c’è vergogna a mostrare l’anestesia morale dell’Occidente, che preferisce voltarsi dall’altro lato.

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