Natale consumato

Natale caotico: albero, shopping frenetico e Babbo Natale consumista.
Natale caotico: albero, shopping frenetico e Babbo Natale consumista.

Consumare: dal latino consumĕre (v. consumere). “Logorare, finire a poco a poco. Ridurre al nulla un bene, un prodotto adoperandolo per particolari necessità, per il soddisfacimento di propri bisogni” (Enciclopedia Treccani).

Così analizzato il verbo “consumare” pare possedere un’accezione sgradevole, eppure nella quotidianità sentirci definire consumatori non ci dà una sensazione negativa: è piuttosto una descrizione neutrale della nostra condizione. Secondo la definizione fornita dal Codice del Consumo italiano (D.lgs. 206/2005) il consumatore è “la persona fisica che agisce per scopi estranei all’attività imprenditoriale, commerciale, artigianale o professionale eventualmente svolta”. Nulla che apparentemente faccia pensare al logoramento, alla lenta distruzione, all’annientamento.

è appena trascorso uno dei periodi dell’anno in cui già a partire dal XIX secolo si tende ad incrementare i propri consumi: il Natale. Fin dalla rivoluzione industriale infatti, quando i beni di consumo cominciarono a diventare più accessibili ed abbordabili, il Natale cominciò a diventare un’occasione per scambiarsi doni. Negli anni ‘30 del XX secolo, con la nascita della pubblicità, la figura iconica di Babbo Natale venne diffusa nelle campagne pubblicitarie di Coca-Cola consolidando l’immagine del Natale come occasione commerciale. Dal secondo dopoguerra il consumo divenne un simbolo di prosperità e benessere. Le festività natalizie divennero un momento cruciale per l’economia, i grandi magazzini e i centri commerciali iniziarono a puntare fortemente sul Natale promuovendo decorazioni, regali e gadget sempre più elaborati. Con gli anni è stata normalizzata la spasmodica tendenza ad arraffare il regalo più alla moda, l’offerta più conveniente, la decorazione più brillante. Individui provenienti dalle classi sociali più disparate si affannano per scegliere, acquistare, accumulare, divorare.

L’Osservatorio Nazionale Federconsumatori ha rilevato per questo Natale un aumento medio dei prezzi del +1,4% rispetto al 2023. Tale dato rivela però una diversificazione tra i diversi settori: a registrare maggiori rincari sono i cosiddetti regali low cost (+5,9%) seguiti dal settore alimentare (+2,4%). L’Osservatorio ha stimato una spesa media a persona di 172,80 euro per tutto ciò che riguarda il cibo, i regali, le decorazioni. Il canale preferenziale per l’acquisto dei regali è l’e-commerce, con una percentuale di scelta del 67%. Molti (il 69%) hanno anticipato le compere natalizie durante la settimana del Black Friday, a novembre, approfittando dei prezzi scontati.

Ciò che risulta interessante osservare è che, nonostante i dati sulla popolazione in povertà assoluta stiano evidenziando un trend crescente, gli italiani e le italiane pare non abbiano avuto intenzione di rinunciare alle spese natalizie neanche quest’anno. Eppure nel 2024 la povertà assoluta in Italia ha registrato un incremento significativo: 5,7 milioni di persone pari al 9,7% della popolazione, secondo il rapporto di Caritas Italiana. L’ISTAT ha rilasciato alla fine del 2024 un altro dato allarmante: la povertà continua a crescere anche tra coloro che possiedono un impiego, toccando l’8% degli occupati (dato che balza al 16,5% per operai o assimilati). Numeri preoccupanti che raccontano di come anche il lavoro pare stia smettendo di essere fattore di tutela e di protezione sociale. Ma, nonostante le difficoltà ed i rincari, il periodo natalizio italiano continua a raccontare di consumismo e di abbondanza. BonusFinder Italia ha condotto un’analisi sulle spese medie natalizie per ciascuna regione italiana considerando quattro parametri chiave: spesa per cibo e bevande, spesa per i regali, spesa per decorazioni e costo medio di luce e gas. Sebbene i costi per regali, decorazioni, bollette appaiono più o meno uniformi a livello nazionale (rispettivamente 203, 70,5 e 129,15 euro al mese), ciò che fa la differenza è la spesa per cibo e bevande, che vede la Campania in testa con 614 euro mensili spesi la tavola, seguita dalla Sicilia (586 euro) e Friuli-Venezia Giulia (576 euro). L’analisi non fa una differenziazione tra le classi sociali, tuttavia appare chiaro che indipendentemente dal budget disponibile, il periodo natalizio possiede ancora un valore simbolico, culturale e commerciale significativo per tutte le classi sociali, mantenendo attivo il ruolo di consumatori.

Il sociologo polacco Bauman scrive di una sorta di legge del consumo che impone agli individui della società postmoderna di comportarsi sempre e comunque da consumatori (e, nel periodo natalizio, forse in misura ancora maggiore). L’identità individuale è sempre più legata ai beni che acquistiamo. Gli individui sono spinti a costruire se stessi attraverso il consumo, in un processo continuo di acquisto e obsolescenza. Consumo, dunque sono è il titolo dell’opera del sociologo: “Consumiamo ogni giorno senza pensare”, scrive, “senza accorgerci che il consumo sta consumando noi e la sostanza del nostro desiderio.” Anche i più poverə sono costretti ad utilizzare le poche risorse a disposizione per procurarsi oggetti di consumo privi di senso anziché sopperire ai bisogni fondamentali: ecco perché, nonostante la povertà ed i rincari, gli italiani e le italiane non hanno rinunciato neppure questo Natale a consumare.

Anche quest’anno il Natale è stato consumato, e ci ha consumatə.

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