Oggi si può accedere grazie ai mass media e ad internet a un ricco archivio di giornali, di filmati e di foto d’epoca che ripercorrono la storia del ‘900. La nuova tecnologia ci permette con poca fatica di andare “a spasso nel tempo” e addirittura conoscere più intimamente le vite di icone pop che ispirano e affascinano vecchie e nuove generazioni. Una di questa è Ayrton Senna.
Per nostra fortuna enti o grossi gruppi per pubblicizzare al meglio la propria attività commissionano biopic, così il motorsport per agguantare quella fetta di pubblico occasionale ha voluto che si realizzassero Rush e Drive to Survive, e presto vedremo una miniserie su Ayrton Senna realizzato dal broadcaster Netflix.
Al momento non sappiamo nulla di questa ficton: non conosciamo la trama, soltanto il nome del protagonista, Gabriel Leone. In rete c’è solo il Teaser.
Dopo aver celebrato in tutte le salse il trentennale della scomparsa di Magic – così veniva soprannominato – si è creato un forte hype attorno alla sua vita e attorno al suo modo di guidare, soprattutto perché il 90% degli articoli si sofferma soltanto sull’incidente avvenuto a Imola nel 1994.
E raccontare in questo articolo il privato di Ayrton e le sue gesta sportive in modo esaustivo sarebbe un’operazione impossibile, proprio perché non c’è spazio per approfondimenti; tuttavia, segnaliamo pochi flash che speriamo possano dare un input a chi legge.
Non ci soffermeremo sui suoi record in pista, sulle sue pole e sulle sue vittorie o di quanto fosse abile sul bagnato, ma su un paio di eventi che per noi svelano chi fosse Ayrton Senna.
Senna e la beneficenza
Ci piacerebbe iniziare con quello che ha fatto per il suo Brasile, un Paese tuttora segnato dalle contraddizioni sociali ed economiche. Il pilota di San Paolo cercò di alleviare le sofferenze di chi viveva nelle favelas, aiutando economicamente quei ragazzi che vivevano ai margini della società. Incominciò con piccole donazioni anonime, ma poi capì che per sostenere al meglio quelle famiglie doveva metterci la faccia. Lanciò così il fumetto “Senninha”, i cui ricavati andavano direttamente ai brasiliani, per raccontare anche ai più piccoli cosa significasse essere un pilota.
Dopo l’incidente mortale, si creò una fondazione a suo nome che continua a operare economicamente nelle periferie. Dopotutto prima di morire disse: “I ricchi non possono vivere su un’isola circondata da un oceano di povertà. Noi respiriamo tutti la stessa aria. Bisogna dare a tutti una possibilità”.
Il suo contributo alla Formula Uno
Dal punto di vista sportivo ci piace raccontare due eventi: il primo avvenuto agli esordi della sua carriera in F1; un altro, poco noto, avvenuto in un momento in cui Senna era indeciso se continuare a guidare nella massima serie.
3 giugno 1984: sul Circuito di Monte Carlo si abbatté un fortissimo temporale che costrinse gli organizzatori a ritardare la partenza nella speranza di un miglioramento atmosferico che non avvenne. La gara iniziò sotto una pioggia battente che inzuppava le stradine di Monaco. Per la scarsa visibilità ci furono innumerevoli testacoda, e diversi incidenti. Gli unici indenni furono Bellot e Senna che guidavano a proprio agio tra le vie del principato. Senna a bordo della sua auto girava 3 secondi al giro più veloce del leader Prost. La sua guida sembrava arte. Al traguardo, dopo una trentina di giri, arrivò secondo solo perché la gara fu fermata dal direttore di gara Jacky Ickx. Da tutti è ricordata come una storica impresa perché la Toleman era considerata una delle “Cenerentole” sulla griglia.
L’altro episodio risale al dicembre 1992, quando in F1 ci si prepara alla stagione successiva. In quel periodo la sua McLaren non era all’altezza delle sue rivali. Così lui decise di prendersi una pausa e di fare un test con una macchina da Formula Cart, priva di diavolerie elettroniche e sospensioni attive. Girò con una Penske sul tracciato di Firebird Raceway West dell’anno prima. Era una vettura molto pesante e poco agile rispetto a quelle a cui era abituato.
Così, prima di stampare il tempone cercò di capire le reazioni di una vettura difficile da guidare, dotata soltanto di cambio sequenziale e motore turbo. Fece diversi giri finché il crono non si fermò sul ’49.5. Un tempo buono, ma non perfetto. Dopo aver discusso con gli ingegneri fece cambiare assetto con molle più morbide al posteriore e si ributtò di nuovo in pista con gomme usate. Questa volta, con quella vettura e su una pista che non aveva mai visto in vita sua, il tempo si fermò sul ’49.09!
Purtroppo Senna non avrebbe più avuto l’opportunità di correre nelle gare USA, perché la sua vita si concluse quel 1 maggio del 1994 che destò moltissimo dolore per i tifosi. Non è un caso che Cesare Cremonini in una delle sue canzoni, “Marmellata #25”, abbia cantato “da quando Senna non corre più, non è più domenica”.
Link alla foto: https://it.wikipedia.org/wiki/Ayrton_Senna#/media/File:1992_GP_d’Italia_-Ayrton_Senna(McLaren)e_Michael_Schumacher(Benetton).jpg