Europee 2024: una guida per capirle!

Votazione per le Europee 2024

Sabato 8 e domenica 9 giugno gli italiani, insieme ai cittadini di altri 25 paesi dell’Unione Europea (Olanda e Irlanda andranno al voto rispettivamente il 6 ed il 7 giugno), saranno chiamati alle urne per rinnovare la composizione del Parlamento europeo per la nona volta dall’introduzione del suffragio universale diretto del 1978. 

Saranno più di 350 milioni le persone ad avere diritto di voto in uno dei più grandi fenomeni di democrazia al mondo. La legislazione elettorale europea si limita a garantire il suffragio universale e la proporzionalità del sistema rappresentativo, rimettendo alle legislazioni nazionali i dettagli specifici delle modalità che permetteranno di esercitare il proprio diritto.

L’Italia alle Europee 2024

In Italia, ad esempio, la legislazione elettorale prevede la divisione del territorio nazionale in 5 circoscrizioni: Italia Nord-orientale (Veneto, Friuli-Venezia Giulia, Trentino Alto-Adige, Emilia-Romagna), Italia nord-occidentale (Lombardia, Piemonte, Valle d’Aosta, Liguria), Italia centrale (Lazio, Marche, Toscana, Umbria), Italia meridionale (Campania, Abruzzo, Molise, Basilicata, Calabria, Puglia) e Italia insulare (Sicilia e Sardegna). Il numero di seggi attribuiti ad ogni paese varia in base alla propria popolazione, ma per evitare un’eccessiva sotto-rappresentanza di alcune nazioni (come per Lussemburgo o Malta) si è scelto di porre un limite minimo di 6, mentre invece la Germania, essendo il Paese più popoloso, ha diritto a 96 seggi, 23 in più all’Italia. 

La nostra legge elettorale stabilisce, oltre ai principi citati prima e previsti dai trattati, la possibilità per ogni elettore di poter esprimere 3 preferenze con alternanza di genere, il che significa che se si vorrà esprimere il massimo delle preferenze sulla scheda elettorale si dovranno scrivere tre nomi di sesso alternato (donna-uomo-donna oppure uomo-donna-uomo). La soglia di sbarramento è calcolata a livello nazionale ed è fissata al 4%, le liste che non raggiungeranno tale soglia non parteciperanno alla spartizione dei seggi. A differenza delle “politiche”, alle europee le coalizioni tra liste non sono previste, lasciando ogni lista correre da sola; non è previsto neanche il voto disgiunto

Le forze politiche

Si presenteranno tutte le principali forze politiche italiane, molte delle quali appartengono già ad una famiglia politica europea. Infatti anche il Parlamento europeo vede al suo interno una suddivisione politica organizzata in partiti e gruppi parlamentari. Questi sono: Identità e Democrazia (ID), il partito della Lega; Conservatori e Riformisti (ECR, di cui Meloni è Presidente), partito di Fratelli d’Italia; il Partito Popolare Europeo (EPP), partito di Forza Italia; Renew Europe di Azione e Italia Viva; Socialisti e Democratici (S&D), di cui fa parte il Partito Democratico; i verdi (Verts/ALE) dei Verdi e The Left di Sinistra Italiana.

Il gruppo più grande è quello dei Popolari con 176 seggi, seguito a ruota da quello dei Socialisti con 139 eurodeputati tra le sue fila. Attualmente questi ultimi due partiti compongono quasi la metà del Parlamento. Ciò ha permesso loro di portare avanti una politica “compromissoria” per quanto riguardava i lavori dell’eurocamera, soprattutto su temi delicati che vedevano e vedono tutt’oggi lo scontro dei partiti alle ali più estreme del Parlamento. Un ruolo importante è stato svolto dal gruppo centrista Renew che ha permesso, con i suoi attuali 102 membri, di svolgere un ruolo decisivo di bilanciamento tra i due partiti di centro-destra e centro-sinistra. 

I candidati presidenti al Parlamento europeo

L’atto di maggiore importanza svolto dai nostri eurodeputati è la votazione della Commissione europea, l’organo principale delle istituzioni europee, detentore della potestà legislativa. La scorsa maggioranza parlamentare ha visto trionfante la candidata dell’EPP Ursula Von der Leyen, la quale guiderà la Commissione fino alla fine del suo mandato nel 2024, e proverà a farlo anche oltre. La grande sfida infatti sarà tra la Presidentessa uscente sostenuta dalla grande famiglia dei Popolari e Nicolas Schmit, già Commissario europeo per l’occupazione, gli affari sociali e l’integrazione, punta dei Socialisti.

Compare però tra i due contendenti un terzo nome, vicino all’area centrista e gradito ad Emmanuel Macron: Mario Draghi. L’ex Presidente della BCE e Presidente del Consiglio italiano è visto dal Presidente francese come un possibile candidato in grado di mettere d’accordo entrambe le fazioni politiche, ma ad oggi nessuno dei due partiti ha mostrato segni di cedimento sul proprio candidato. I sondaggi cambiano tra un Paese e l’altro con grande frequenza, lasciando la partita ancora aperta e tutta da giocare.


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