Napoli, giovedì 7 maggio 2026. Un gruppo di residenti e attivisti della città di Napoli si è riunito a piazza San DomenicoMaggiore per protestare contro quella che definiscono «l’inerzia dell’amministrazione Manfredi». Un malcontento dei cittadini che parte dalle tematiche sempre più calde della movida notturna nel cuore del centro storico e dell’occupazione selvaggia di suolo pubblico sino ad arrivare a temi più complessi quali la legalità e il profitto senza limite.
Al centro della manifestazione v’è il cambiamento della città di Napoli, una Napoli che è sempre meno dei cittadini, delle giovani lavoratrici e dei giovani lavoratori, ma sempre più in balia di un turismo incontrollato. Una città che di fatto è sempre meno accessibile per studenti e studentesse, molto spesso vittime del fenomeno di conversione delle unità abitative in attività commerciali. Una città che oggi protesta e che si domanda quale sia il vero operato dell’amministrazione Manfredi.
“Nuove Generazioni” è andata in piazza per raccogliere le testimonianze e i punti di vista dei cittadini.
«Si scende in campo per la vivibilità»: è questo il grido che risuona nel centro storico di Napoli. Tra slogan, testimonianze dirette e la presenza del consigliere comunale passato all’opposizione Gennaro Esposito, la piazza ha ridato voce a un malessere che cresce da anni: dal caos musicale incessante alla proliferazione selvaggia di B&B e locali, passando per l’evasione fiscale e la progressiva espulsione dei napoletani dal proprio centro.
Evasione fiscale, QR code fantasma
Non mancano i numeri: «Nel 2024 – denuncia una residente – l’evasione della Tari ha raggiunto il 68% per molte attività del centro storico, arrivano fino al picco dell’83% in alcuni casi. 51 milioni di tributi non pagati. Perché l’amministrazione non penalizza chi non paga?». Da quel che emerge, infatti, ci sarebbero a disposizione strumenti come il QR code obbligatorio per locali e ristoranti, il quale consentirebbe a cittadini e forze dell’ordine di verificare il funzionamento e la conseguente concessione degli spazi. Eppure, come gridato dalla concittadina «Non viene usato. Nessuno controlla».
«Siamo stati traditi»
Tra i manifestanti spicca la figura di Gennaro Esposito, presidente del Comitato di vivibilità cittadina, eletto nella lista di Manfredi con un preciso patto elettorale.
«Il sindaco promise scelte impopolari – ricorda –invece ha tradito ogni impegno». Così Esposito è passato all’opposizione, denunciando una amministrazione che mette ormai da tempo al primo posto una logica economica e basata sul profitto, lasciando indietro i diritti fondamentali della persona.
L’articolo 41 della Costituzione dice che l’attività economica è libera, ma non può mai pregiudicare la salute e l’ambiente – rammenta Esposito – e invece a Napoli l’economia calpesta tutto. Non c’è pulizia, manutenzione, controllo. Le attività commerciali sono proliferate oltre misura, e noi cittadini ne subiamo i disagi senza che l’amministrazione faccia nulla».
«La città non è in vendita»: gentrificazione con nomi e cognomi
Il nodo più duro è quello abitativo. Un nodo che colpise le studentesse del quartiere, lavoratori e lavoratrici, famiglie intere: le problematiche sono sempre le stesse.
Infatti, molti abitanti della zona subiscono continuamente chiamate delle agenzie immobiliari – cd. telemarketing selvaggio – che gli propongono di valutare i propri appartamenti per poi creare delle attività commerciali. Dalle testimonianze raccolta tale fenomeno avviene almeno una volta a settimana, quasi un appuntamento ineluttabile. «Tale fenomeno è una questione strettamente di mercato- afferma una residente- il processo di gentrificazione ha nomi e cognomi. Conosco persone che se ne sono andate dal centro storico perché non riuscivano più a vivere. Giovani che non trovano casa, anziani che non trovano una panchina dove sedersi senza dover consumare al bar».
La domanda allora nasce spontanea: Napoli è ancora una città a misura d’uomo?
Il consigliere Esposito è netto: «La città a misura d’uomo non esiste più. Ma noi vogliamo un altro parametro: la città a misura di bambino. Perché se è vivibile per un bambino, lo è anche per un disabile, per un anziano, per tutti. Oggi invece lo spazio pubblico è stato completamente commercializzato».
«Obbligati a subire la musica, senza mai un minuto di silenzio»
Un residente in particolare descrive la sua vita quotidiana come «un’invasione continua» da parte di musicisti di strada e artisti improvvisati. «A tutte le ore del giorno suonano. Io non ho la possibilità di stare con le finestre aperte e sentire la musica che voglio. Sono obbligato ad ascoltare una tromba o un ragazzo dalla Scozia che si mette sotto la chiesa. Non è solo una questione di gusti musicali, è una mancanza di rispetto per la quiete del cittadino».
A sostenerlo è anche un architetto, che racconta di aver dovuto intraprendere un processo penale contro un bar che trasformava la strada in una discoteca. «Ho perso l’intimità della mia casa, torno dal lavoro e non riesco a trovare un minuto per leggere un libro o guardare la televisione. Uscire sul terrazzo? Impossibile: c’è solo musica e schiamazzo continuo». E aggiunge un dettaglio tecnico: «Quei locali ottengono la licenza dichiarando che non useranno strumenti acustici né elettronici. Poi diventano discoteche. È illegale».
«Osare, rinunciare, ricostruire la massa»: il vero bisogno sociale
Alla domanda se esista ancora una possibilità di lotta, la risposta è corale: «Sempre. Ma bisogna osare». Una delle organizzatrici, Fortuna Longobardo spiega: «Il sistema respinge chi non lo accetta. Accoglie solo chi è ricattabile. Per questo i cittadini devono imparare a rinunciare a qualcosa. Se un mio privilegio è incompatibile con il bene comune, devo rifiutarlo. Oggi tutti vogliono tutto e nessuno rispetta nulla».
L’appello finale è alle nuove generazioni: «Il futuro lo abiterete voi. Aiutateci a ricostruire una massa critica. Come successe all’ultimo referendum, quando la gente ha risposto in massa perché c’era un tema preciso. Mettiamo dei paletti, ridiamo senso alle regole. Non è anarchia, è il codice della strada e della vita».
Alcune ricerche
Il vero problema emerso, quello sostanziale, è quello di una città commercializzata, che ha messo al suo centro il profitto. “Poche panchine – avanza con un pizzico di malizia un residente – perché gli anziani e i cittadini devono sedersi nei bar e acquistare”
È, inoltre, stato testimoniato più volte il quadro di una quotidianità in cui ogni cittadino viene chiamato settimanalmente sempre dalle stesse agenzie per sapere se è in vendita la casa. Un meccanismo aggressivo ed invasivo che desidera trasformare, il più rapidamente possibile, quegli immobili in centri ricettivi, per cavalcare l’onda desertificante di una città che si mostra sempre meno a “misura d’uomo”, non per la musica, ma perché essa ormai non è più fatta per essere vissuta in un tessuto sociale fatto di umani. Si può dire insomma che Napoli sta diventando una città sospesa su una rete. L’immagine è chiara, una rete per mantenere lo spettacolo in piedi.
Ecco che la città si trasforma, non è più a passo d’uomo ma un usa e getta per lo spettatore turista.
In questo quadro, le tematiche legate all’inquinamento acustico sono importanti, ma non primarie. Esse non sono la vera radice del problema, sono sintomi, ma non cause.
Per capire il fenomeno, è utile citare il presidente regionale della Fiaip (la federazione degli agenti immobiliari), Vito Gagliardo. In un’intervista recente al Corriere della Sera ha confermato che il turismo sta trainando il mercato immobiliare di Napoli. Questo significa che molte persone comprano casa non per viverci, ma per trasformarla in un B&B o in una casa vacanza.
Secondo Gagliardo, gli acquisti per investimento a Napoli hanno raggiunto la percentuale del 37,3% del totale delle compravendite, una statistica che pone la nostra città al terzo posto in Italia. Un mercato in cui buona parte di questi acquirenti sono proprio investitori.
Ricapitolando, siamo terzi in Italia in questo processo, ma secondo il presidente Fiaip non esiste alcun rischio gentrificazione; lui giustifica l’innocuità del fenomeno al Corriere della Sera così: «Secondo me su Napoli non c’è questo rischio poiché è una città densamente abitata».
Lui parla della densità abitativa come soluzione insita al problema stesso, eppure la “densità abitativa” di cui parla Gagliardo non ha impedito che interi palazzi si svuotassero di famiglie per riempirsi di turisti. I responsabili, del resto, sono consapevoli che Napoli sta diventando una città invivibile.
Infatti, il tema viene affrontato senza destare clamore, con calma quasi snervante, con queste parole: «Napoli aveva prezzi bassi rispetto ad altre città. Adesso c’è stato un allineamento e siamo terzi in Italia. Sicuramente una giovane coppia può avere difficoltà a trovare una casa in centro, […]. Ha creato un problema abitativo. […] Certo trovare una casa in affitto è difficile e ci sono pochi immobili anche sul mercato delle compravendite: lo stock si è ridotto quasi del 50 per cento».
E allora non ci si può non domandare dove sono le regolamentazioni. Perché il tema del cittadino viene affrontato solo come un business, dimenticando che il diritto alla casa dovrebbe essere uno dei diritti essenziali dell’essere umano senza dover rendere conto al mercato e alle sue necessità.
Da un’amministrazione progressista ci si asepttava e ci si aspetta ancora oggi una risposta a questo fenomeno al fine di rendere la casa un diritto umano non vendibile.
Non è ammessa ignoranza anche perché questo fenomeno non così recente, esso infatti trova la sua origine nel “lassaiz-faire” della guida De Magistris che è infine esploso sotto l’amministrazione Manfredi, che ha continuato a non gestire il fenomeno. Dopo anni di flussi turistici incontrollati, ma ormai consolidati, manca ancora una legge quadro in grado di definire una vera azione risolutoria. Né sembra mutata l’intenzione dell’amministrazione circa la regolamentazione del mercato.
Allora la domanda si amplia: questo turismo chi arricchisce? È un profitto che porta benessere a tutti, al bene pubblico? O è la ricchezza di pochi proprietari che già possedevano abitazioni nell’area centrale di Napoli. Ancora, è la speculazione delle solite quattro o cinque agenzie che acquistano e rivendono tutto il comparto abitativo napoletano come un box di affari?
Infatti, diverse testate hanno riportato che il Garante della Privacy ha avviato un’istruttoria e sanzionato diverse agenzie immobiliari per la pratica di telemarketing selvaggio. Secondo le indagini, migliaia di potenziali venditori e acquirenti sono stati contattati in modo insistente tramite telefonate e WhatsApp, senza che avessero mai espresso un valido consenso. Secondo gli atti, le agenzie utilizzavano liste dettagliatissime di proprietari di immobili create da una società di servizi e pagate con cifre esorbitanti, queste riportavano numeri di telefono e informazioni catastali
Come riporta Key4Biz (quotidiano online di economia: https://www.key4biz.it/telemarketing-stop-del-garante-privacy-alluso-dei-numeri-di-telefono-reperiti-in-rete/ ), il meccanismo è particolarmente complesso e invasivo. Infatti, le agenzie ottenuto queste liste abusando di servizi telematici come il Sister dell’Agenzia delle Entrate, i cui database sono stati ottenuti in maniera illecita e per finalità non consentite.
Ma chi consente questo? Quali risposte sociali e giuridiche ha proposto il sindaco? Ascoltando l’ex consigliere comunale Gennaro Esposito, il sindaco Manfredi, alle sue continue sollecitazioni, avrebbe glissato sull’argomento.
Questa speculazione non ha nessuna visione e progettualità per il territorio, ma si tratta semplice profitto che produce altro profitto portando i proprietari ad arricchirsi con il turismo. Una speculazione che ha fatto diventare Napoli sempre meno popolo e sempre più fantasma.