Quando Paul McCartney scelse di ricominciare: la libertà ritrovata con i Wings

Chi ricorda Ricomincio da tre, film con Massimo Troisi, sa che Gaetano, il protagonista, lasciava il Sud per cercare nuove opportunità, portando con sé solo ciò che contava: famiglia, lavoro e amici.

La situazione appena descritta calza a pennello con ciò che accadde a Paul McCartney, che proprio nel 1970 volle ricostruire la propria carriera musicale abbandonando i Beatles e ricominciando da tre, portando con sé solo la famiglia, il lavoro e nuovi compagni.

Con una carriera così straordinaria come quella avuta dai Fab Four, qualsiasi artista si sarebbe sentito pienamente realizzato, ma questo non fu per i quattro di Liverpool poiché ognuno di loro, singolarmente, ha lasciato un’impronta musicale indelebile.

In particolare, Paul sentì che era arrivato il momento di essere libero da vincoli e da una certa stampa che lo dipingeva, erroneamente, come il Villian del momento perché aveva annunciato lo scioglimento del gruppo.

In quel momento Macca aveva bisogno di ricalibrare le idee, per questo agli esordi della sua carriera solista rifiutò di ricominciare con una all star band che lo accompagnasse in giro, rifiutò le luci della ribalta che gli chiedevano di continuare a suonare le canzoni dei Beatles, e rifiutò di comparire su quei quotidiani e tabloid che gli chiedevano di raccontare la sua storia.

Ricominciò dal basso, inteso non solo come punto di punto di ripartenza, ma anche come con il fidato strumento, pubblicando prima canzoni con sua moglie Linda, e decidendo poi di tornare a esibirsi dal vivo con nuovi compagni di avventura: i Wings.

Il suo scopo non era quella di effettuare un ritorno da solista celebrato, ma da membro di una band. Per questo motivo, i Wings sono spesso citati come un trio: poiché assieme a Paul, colonna portante, c’erano Linda McCartney e a Denny Laine.

L’idea di base ea quella abbassare il volume del mito e rimettere al centro la musica. I primi dischi della neoformazione, Wild Life e Red Rose Speedway, ricevettero un’accoglienza fredda, ma presentavano già una direzione precisa: canzoni dirette, spirito collettivo, zero nostalgia beatlesiana. McCartney iniziò a esibirsi con i Wings in università e piccoli club, senza preavviso, perché riconosceva quanto fosse importante entrare in sintonia con il pubblico, da cui si poteva trarre grande energia.

La svolta arrivò nel 1973 con LP Band on the Run, registrato tra mille difficoltà in Nigeria, ma destinato a diventare uno dei grandi classici degli anni Settanta. Da lì in poi i Wings entrarono stabilmente nell’Olimpo del rock mainstream: hit globali come Live and Let Die, Silly Love Songs e Mull of Kyntire cantate da migliaia di ragazzini ignari dell’esistenza del Beatle Paul.

Per anni liquidati come “il gruppo di McCartney”, i Wings hanno invece rappresentato uno dei percorsi più coerenti e sottovalutati del rock di quel tempo. Un’esperienza durata quasi un decennio, capace di vendere milioni di dischi e riempire stadi, ma soprattutto di restituire a Paul McCartney qualcosa di essenziale: la libertà di sbagliare, sperimentare e divertirsi.

È notizia di questi giorni che a febbraio, su Amazon Prime, uscirà un nuovo documentario – Man on the run – su questi scapestrati musicisti, e sarà proprio Sir Paul a narrarne le gesta, probabilmente sulla falsa riga di ciò che aveva già fatto nel 2001 con il docufilm Wingspan, soltanto che questa volta ci si aspettano materiali aggiuntivi che probabilmente soltanto chi colleziona bootlegs ha visto.

Immagine con licenza CC BY-SA 3.0 tratta da: https://it.wikipedia.org/wiki/Wings_%28gruppo_musicale%29#/media/File:Paul_McCartney_with_Linda_McCartney_-Wings-_1976.jpg

Avviso sui cookie di WordPress da parte di Real Cookie Banner