Brian Wilson: dalla surf music al rock sinfonico

La rubrica musicale del mese di giugno è dedicata al noto musicista statunitense Brian Wilson, cantautore, arrangiatore e produttore discografico, scomparso l’undici di questo mese, che con i suoi fratelli Carl e Dennis, al cugino Mike Love e all’amico d’infanzia Al Jardine, formò il gruppo dei Beach Boys, uno dei complessi più influenti della storia della musica.

Quando si considera la musica degli anni ‘60, si tende a pensare principalmente alla British Invasion e agli artisti di quell’epoca che ancora si ascoltano con piacere. Tuttavia, è importante ricordare che anche negli Stati Uniti vi furono musicisti in grado di entrare nella storia della musica. Tra questi, soprattutto vi è Brian Wilson che emerse per il suo innovativo approccio alla scrittura e alla composizione dei brani così da porsi al comando di una formazione musicale. Infatti, Wilson superò le produzioni di settanta anni fa, caratterizzate da un rock’n roll orecchiabile e da un linguaggio semplice tutto mare e surf, portando un sullo scenario un vero e proprio nuovo modo di fare musica.

Quel tipo di musica con Wilson subì una trasformazione significativa diventando pian piano il riferimento della musica mondiale: nasceva un nuovo genere musicale apprezzato poi da tutti. Il sound di quell’epoca è oggi studiato nei conservatori ed è analizzato dagli appassionati su YouTube.

I Beach Boys introdussero nuovi elementi nella musica pop e rock, mantenendo al tempo stesso la leggerezza del sound vintage. Vennero utilizzati strumenti inusuali come timpani, clavicembalo, vibrafono e corno francese, addirittura campanelli di bicicletta lattine di Coca Cola usate come percussioni. Un’accozzaglia di strumenti classici e moderni. Tutti gli effetti sonori erano creati artigianalmente perché fortunatamente non c’erano le librerie online, ma tutto era dovuto alla creatività di questi artisti.,

Le linee vocali armoniose dei Beach Boys furono il punto di riferimento dei gruppi vocali che capirono le potenzialità di questo modo di cantare e le attuarono, come fecero, per esempio gli ABBA.

Brian Wilson sfruttò il massimo della tecnologia dell’epoca per registrare le sue creazioni e come un sapiente artigiano manipolò le tracce, accelerò o rallentò le registrazioni, aiutandosi con echi e riverberi, per creare nuovi spazi sonori. Il gruppo per incidere i propri brani ricorse a lunghe sessioni di registrazione e talvolta si fece aiutare da musicisti esterni, una metodologia di lavoro che presto verrà impiegata anche da altri cantanti dentro e fuori gli States.

Il loro album Pet Sound è lo standard per la musica suonata e non campionata come quella di oggi ed è un riferimento per tutti i musicisti creativi. Nel disco le canzoni non hanno una struttura semplice come strofa-ritornello-strofa, ma una di una più complessa che comprende coretti, voci angeliche, cambi di tempo improvvisi. Un disco celebrato tutt’oggi, che per riviste specializzate come Mojo e Rolling Stone, viene citato come uno dei miglior LP del XX secolo perché ha gettato le basi per il rock sinfonico e per il rock progressive.

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