Una visione condivisa per uno sviluppo sostenibile e digitale del Mezzogiorno
di Roberta Aurelio e Giulia Compagnone
“Visione” è stata la parola chiave emersa tra i tavoli di confronto degli Stati Generali dello Sviluppo Tecnologico, riunitisi a Napoli. Non uno slogan, ma un orizzonte comune: una direzione possibile per il futuro del Mezzogiorno.
Un concetto che ha preso forma nel dialogo tra istituzioni, imprese, operatori economici e cittadini. Un’occasione per interrogarsi sul ruolo dell’innovazione nei processi di crescita territoriale e per dare forma, insieme, a un futuro più sostenibile, digitale e inclusivo.
Il 10 giugno, presso il Polo dello Shipping in via Depretis, abbiamo partecipato – in qualità di media partner con Nuove Generazioni – agli Stati Generali dello Sviluppo Tecnologico: un momento di confronto trasversale per costruire un’agenda concreta dell’innovazione.
La tecnologia come leva di rigenerazione urbana e sociale
Napoli guarda alla tecnologia non come fine, ma come strumento di rigenerazione urbana e sociale.
Una visione forte e condivisa, che ha preso forma nel confronto pubblico promosso dal consigliere comunale Rosario Palumbo, tappa significativa di un percorso che unisce innovazione tecnologica, infrastrutture, rigenerazione urbana, pubblica amministrazione e qualità della vita.
In questa cornice si inserisce la prima edizione del Festival dell’Innovazione, Ricerca e Sviluppo Tecnologico (F.I.R.S.T.), ideato e promosso da Palumbo anche come presidente dell’Associazione SOTER.
«Con il F.I.R.S.T. – ha spiegato – abbiamo voluto affrontare il tema della tecnologia come leva strategica per la crescita dei territori, trasformandola in una visione concreta, capace di valorizzare risorse, competenze e talenti locali. Napoli deve giocare un ruolo da protagonista in un contesto internazionale che evolve rapidamente».
Un punto chiave del suo intervento ha riguardato il legame tra innovazione e sostenibilità ambientale, ambito prioritario per SOTER: «La nostra linea di costa è un patrimonio prezioso da restituire ai cittadini. Lo sviluppo tecnologico deve rispondere anche al desiderio, profondo e identitario, di chi ama Partenope: riqualificare le acque del golfo per renderle pulite, accessibili e vivibili, integrando ambiente e progresso in un’unica traiettoria di futuro».
Una transizione possibile solo se territoriale
Nel corso della giornata è emersa con forza l’idea che la transizione tecnologica debba radicarsi nei territori per essere efficace. Non basta parlare di strumenti: servono governance, visione integrata, cooperazione tra pubblico e privato.
«Utilizzare le nuove tecnologie significa migliorare la qualità dei servizi per i cittadini e renderli più sostenibili» – ha dichiarato il sindaco di Napoli, Gaetano Manfredi. «I territori sono in crescita, ma occorre innovare la pubblica amministrazione. I tempi veloci del nostro tempo impongono di intervenire sui processi burocratici. Sul fronte dei trasporti, stiamo accelerando: entro il 2027 la Linea 1 arriverà a Capodichino, potenzieremo la Linea 6, completeremo il tram del mare e metteremo in strada 250 nuovi bus elettrici».
Al riguardo, altro aspetto centrale, oggetto di discussione dell’incontro è stato il tema della rigenerazione urbana e della solidarietà energetica: l’innovazione al servizio del territorio.
«Bisogna sviluppare un modello di efficientamento energetico soprattutto in zone della città di Napoli, in particolare l’area orientale, oggetto di un forte divario sociale» afferma Laura Lieto, vicesindaco e assessore all’Urbanistica. «Questo tema è importante non solo sui tessuti già costruiti, ma anche di spazi non costruiti, dalle selve alle tenute agricole che lavorano nel settore dei prodotti di marchio. Infatti uno dei progetti futuri che ci piacerebbe realizzare è il grande Parco Agricolo Metropolitano di Napoli in quanto tutta l’area dell’entroterra è appartenente a soggetti privati dove, però, l’agricoltura esiste e quindi v’è un potenziale significativo in termini di produzione energetica. »
Tecnologie avanzate per settori chiave
I temi affrontati hanno toccato ambiti cruciali per il futuro del Mezzogiorno: infrastrutture, turismo, trasporti, gestione dei rifiuti, risorsa idrica, sanità. Settori in cui l’innovazione può fare la differenza, a patto che si lavori in modo sistemico e integrato.
«Lo sviluppo tecnologico è centrale e trasversale, coinvolge tutti i settori», ha sottolineato Costanzo Jannotti Pecci, presidente dell’Unione Industriali Napoli. «Le tecnologie avanzate sono la chiave per rilanciare l’economia industriale, e Napoli sta facendo cose importanti, come il polo di San Giovanni a Teduccio, che forma giovani pronti a entrare nei settori strategici del futuro».
Anche Andrea Annunziata, presidente dell’Autorità di Sistema Portuale del Mar Tirreno Centrale, ha richiamato il valore strategico dell’innovazione:
«Il sistema portuale ha bisogno di nuove tecnologie per contribuire alla crescita, garantire sicurezza e tutelare l’ambiente. Ma per farlo serve snellire la burocrazia. Mentre il mondo corre, noi restiamo spesso impantanati. Napoli ha tutte le carte per diventare un riferimento nazionale, se si mette al passo».
Tra i protagonisti del tavolo di confronto anche l’azienda Ristopanno di Simone Di Martino, giovane realtà imprenditoriale campana, esempio di un nuovo modello di produzione e rigenerazione. Ristopanno nasce per soddisfare un obiettivo ben preciso: donare una seconda vita ai residui di materiale tessile non adatti al rimpiego, sottoponendoli ad un trattamento rigenerativo. Una idea semplice e funzionale che soddisfa le esigenze dei consumatori, date le caratteristiche del prodotto (tessuti con specifiche caratteristiche di resa e assorbenza e tutti in cotone 100%) e rispetta l’ambiente, dato l’utilizzo di un materiale rigenerato a sua volta poi riutilizzabile.
Napoli laboratorio per il futuro
Da questi Stati Generali emerge un messaggio chiaro: il Mezzogiorno – e Napoli in particolare – non deve inseguire modelli esterni, ma può generarne di propri.
Modelli fondati su capitale umano, cooperazione tra mondi diversi e uso consapevole della tecnologia.
In questo senso, la visione evocata fin dall’inizio non è un’utopia, ma una necessità.
Una direzione collettiva da imboccare, superando ritardi strutturali e stereotipi che troppo spesso frenano il Sud. Come media partner, Nuove Generazioni continuerà a raccontare queste trasformazioni con sguardo critico e costruttivo, perché l’innovazione che serve davvero è quella che nasce dall’ascolto, dal dialogo e dalla capacità di fare rete.